Torino – 11 cose insolite da fare nel capoluogo piemontese

Torino è una città che, almeno una volta nella vita, merita davvero di essere scoperta. È stata la prima capitale d’Italia e ancora oggi conserva un’eleganza discreta e sorprendente, che a mio parere la rende una delle città più affascinanti del Paese.

Ogni volta che la visito, soprattutto quando ci sono già stata, mi piace cercare qualcosa di nuovo: angoli nascosti, esperienze particolari e attività un po’ fuori dal solito itinerario turistico. È proprio questo, secondo me, il modo migliore per conoscere davvero una città.

Siete pronti a scoprire insieme undici cose insolite da fare a Torino?

STROFINA IL DITO DI CRISTOFORO COLOMBO

Ci troviamo nel cuore di Torino, in Piazza Castello, uno dei luoghi più iconici della città. Qui lo sguardo dei visitatori viene spesso catturato da Palazzo Reale e da Palazzo Madama, senza però accorgersi di un dettaglio curioso e quasi “nascosto”.

Sotto i portici della Prefettura si trova infatti un medaglione in bronzo in altorilievo raffigurante il celebre navigatore ed esploratore Cristoforo Colombo. Una piccola particolarità ha reso questo elemento una vera e propria leggenda cittadina: si dice che strofinare il suo mignolo porti fortuna.

Non è un caso, infatti, che proprio quel punto risulti molto più lucido rispetto al resto dell’opera: nel tempo è stato toccato così tante volte da diventare quasi brillante. E sì, lo ammetto… anche io non ho resistito e ho voluto provarci.

AMMIRA IL PALAZZO COL PIERCING

Nella piccola e meno conosciuta piazzetta Corpus Domini si trova una delle installazioni più particolari e sorprendenti di Torino: i “Baci Urbani”. Nata inizialmente come opera temporanea, è stata poi così apprezzata da cittadini e visitatori da diventare permanente, entrando a pieno titolo tra le curiosità da non perdere in città.

L’installazione colpisce subito per il suo forte impatto visivo e simbolico. Su una facciata di un palazzo del Settecento spicca un grande piercing, emblema di ribellione e modernità che si contrappone all’eleganza storica dell’edificio. Da questo elemento “contemporaneo” sembrano scendere due flussi di colore: gocce di sangue rosso, che rappresentano l’anima proletaria, e gocce di sangue blu, simbolo dell’anima nobile.

Il risultato è un’opera dal significato profondo e volutamente provocatorio, che mette in dialogo passato e presente, tradizione e rottura sociale. L’installazione è stata realizzata dall’architetto Corrado Levi, e ancora oggi continua a sorprendere chi la incontra per caso passeggiando tra le vie del centro.

CERCA PALAZZO POLENTA

Nel quartiere Vanchiglia, precisamente in via Giulia di Barolo n.9, si trova uno degli edifici più curiosi e riconoscibili di Torino. Si tratta di un palazzo storico che colpisce subito per il suo colore ocra e per la sua pianta stretta e trapezoidale, così particolare da ricordare una “fetta di polenta”.

Il suo vero nome è Casa Scaccabarozzi, dal cognome della moglie dell’architetto Antonelli, lo stesso genio che ha progettato anche la celebre Mole Antonelliana. Un dettaglio che lega ancora di più questo edificio alla storia architettonica della città.

Una delle sue caratteristiche più sorprendenti è la lieve inclinazione verso la strada, un elemento che in passato lo rese poco appetibile: inizialmente, infatti, nessuno voleva viverci proprio a causa di questa particolarità strutturale. Con il tempo, però, il palazzo ha cambiato volto e destinazione.

Oggi è diventato una casa-galleria, uno spazio dedicato all’arte contemporanea che ospita mostre ed esposizioni, trasformando quello che un tempo era considerato “strano” in un luogo culturale vivo e apprezzato.

SCATTA UNA FOTO ALLA PANCHINA DEGLI INNAMORATI

Ci troviamo all’interno del Parco del Valentino, uno dei luoghi più amati e suggestivi di Torino, perfetto per passeggiare tra natura, storia e piccole sorprese artistiche.

Proprio qui si incontra una scultura dal forte significato romantico e poetico: una panchina su cui non siedono persone, ma due lampioni che si abbracciano. Un’immagine insolita e delicata, capace di catturare subito l’attenzione di chi passa e di trasformare un elemento urbano in qualcosa di profondamente emozionale.

L’opera è stata realizzata dall’artista Rodolfo Marasciuolo e si inserisce perfettamente nell’atmosfera del parco, dove arte e paesaggio si fondono in modo armonioso. È uno di quei dettagli che spesso si scoprono per caso, ma che restano impressi proprio per la loro semplicità e il loro significato poetico.

OSSERVA IL PORTONE DEL DIAVOLO

Si tratta del portone di Palazzo Trucchi di Levaldigi, oggi sede della Banca Nazionale del Lavoro. Un dettaglio che spesso passa inosservato ai passanti, ma che racchiude una storia e un immaginario decisamente affascinanti.

Il portone fu scolpito nel 1675 e deve la sua fama al particolare batacchio centrale, che raffigura il volto del diavolo intento a osservare chiunque si avvicini per bussare. Un elemento decorativo insolito, che nel tempo ha alimentato curiosità e leggende.

Torino, del resto, è spesso associata a un’aura misteriosa ed esoterica: viene infatti citata come uno dei vertici di due triangoli della magia, insieme a città come Londra e San Francisco. È proprio questo alone di mistero ad aver arricchito di racconti e suggestioni anche questo portone.

Secondo una delle leggende più note, il portone sarebbe apparso improvvisamente in una sola notte. Si narra che un apprendista stregone avesse invocato Satana e le forze oscure, ma che il Diavolo, infastidito dall’invocazione, abbia deciso di punirlo imprigionandolo dietro il portone, rendendolo incapace di riaprirlo.

Nel tempo sono nate diverse varianti di questa storia, tutte accomunate da un elemento centrale: il confine sottile tra realtà, mito e suggestione che rende Torino una città così ricca di fascino e mistero.

CERCA L’OPERA IL T’ORO

Si tratta dell’opera di arte contemporanea “T’Oro”, un’installazione che rappresenta in modo potente la forza e la rinascita. Il nome stesso è un gioco di parole tra toro e oro, due elementi simbolici che insieme evocano energia, valore e fortuna.

L’opera raffigura infatti un toro che emerge con forza da un muro, come se stesse sfondando la barriera che lo contiene. Un gesto dinamico e carico di significato, che richiama l’idea di trasformazione e di slancio verso il futuro. Le corna dorate del toro accentuano ulteriormente questo messaggio, trasformando l’animale in una figura quasi mitologica, sospesa tra realtà e simbolo.

“T’Oro” è quindi molto più di una semplice scultura: è una riflessione visiva sulla città di Torino, sulla sua identità e sulla sua capacità di reinventarsi continuamente, mantenendo però saldo il legame con il proprio simbolo storico, il toro.

👉 L’opera è stata realizzata dall’artista Richi Ferrero ed è diventata una delle installazioni contemporanee più riconoscibili del panorama torinese.

SCOPRIRE LA TESTA DEL DAVID

Nel cuore di Torino si trova un’altra installazione di arte contemporanea davvero sorprendente: la Testa del David. Si tratta di una reinterpretazione moderna del celebre David di Michelangelo Buonarroti, uno dei capolavori assoluti della scultura rinascimentale. In questo caso, però, l’opera viene completamente ribaltata — in tutti i sensi — perché la testa del David è capovolta e rielaborata in chiave contemporanea, creando un effetto visivo inatteso e quasi spiazzante per chi la osserva per la prima volta.

L’installazione è collocata nel cortile interno di Palazzo Villa, uno spazio che contribuisce a renderla ancora più suggestiva e raccolta. Il contesto architettonico, infatti, amplifica l’impatto dell’opera e invita il visitatore a fermarsi e osservare con attenzione. Il dettaglio più affascinante si scopre avvicinandosi: guardando all’interno della testa si intravede un cielo blu punteggiato di stelle, un elemento simbolico fortemente voluto dall’artista. Questo “universo interiore” rappresenta l’infinito, la profondità del pensiero e la riflessione personale, trasformando l’opera in un invito a guardare oltre la superficie delle cose.

Un’installazione che unisce classico e contemporaneo, materia e immaginazione, e che riesce a dare una nuova vita a uno dei simboli più iconici della storia dell’arte.

PASSEGGIARE NELLA PIAZZA PIU’ PICCOLA DI ITALIA

Tra le curiosità più sorprendenti di Torino c’è una piazza che detiene un primato davvero particolare: è considerata la piazza più piccola d’Italia e una delle più piccole del mondo. Un dettaglio che spesso passa inosservato, ma che la rende una vera chicca per chi ama scoprire luoghi insoliti. Si tratta di uno spazio minuscolo, con un’area di appena 10 metri quadrati, che si nota quasi per caso mentre si passeggia in città.

La piazzetta nasce nel 1901, durante i lavori di restauro della Chiesa della Madonna degli Angeli, progettati dall’architetto Carlo Ceppi. In origine non era altro che una piccola area residua accanto alla chiesa, un semplice spazio di passaggio senza una vera funzione urbana. Con il tempo, però, questo frammento di terreno è stato trasformato in una vera e propria piazza autonoma, dedicata alla Beata Vergine degli Angeli, diventando così un luogo ufficiale nonostante le sue dimensioni estremamente ridotte. Un esempio perfetto di come, a Torino, anche gli spazi più piccoli possano avere una storia interessante e un’identità ben precisa.

AMMIRARE IL PALAZZO DELLE OMBRE

Si tratta di un’installazione artistica urbana che gioca in modo raffinato con luce e ombre, trasformando il passare del tempo in parte integrante dell’opera stessa. È stata realizzata dall’artista Nancy Dwyer e si inserisce perfettamente nel dialogo tra spazio pubblico e arte contemporanea. L’installazione è composta da sei grandi lastre ondulate in alluminio, ciascuna larga circa 5 metri e mezzo e realizzata in uno spessore sottilissimo, quasi impercettibile. La loro forma fluida e irregolare contribuisce a creare un effetto visivo dinamico, che cambia a seconda del punto di osservazione.

Sulla superficie delle lastre sono intagliate alcune lettere che, quando vengono colpite dalla luce del sole, proiettano sul muro circostante una sequenza di parole in diverse lingue: “più”, “more”, “mehr”, “más”, “plus”. Un dettaglio semplice ma estremamente evocativo, che trasforma la luce in linguaggio. Il significato dell’opera va però oltre l’aspetto estetico. Il titolo “Waves of Wanting” e le parole proiettate rappresentano infatti il desiderio umano, che cambia e si trasforma nel tempo, proprio come le ombre sul muro mutano in base alla posizione del sole. Un’idea poetica che rende l’opera viva, mai identica a sé stessa, e sempre in dialogo con l’ambiente circostante.

FOTOGRAFARE LA DAMA CON L’OMBRELLO

Nei Giardini La Marmora si trova una scultura urbana particolarmente delicata e poetica, che riesce a sorprendere proprio per la sua semplicità e il suo significato intimo. L’opera è stata realizzata dall’artista-giardiniere torinese Rodolfo Marasciuolo, noto per le sue installazioni originali disseminate in diversi spazi pubblici della città, dove natura e arte contemporanea si incontrano in modo spontaneo e creativo.

La scultura rappresenta una figura femminile che tiene un ombrello, ma il dettaglio più sorprendente non è tanto la statua in sé, quanto ciò che la completa: l’ombrello è infatti realizzato all’uncinetto dalla madre dell’artista. Questo elemento artigianale, apparentemente semplice, diventa il cuore emotivo dell’opera. L’insieme assume così un valore simbolico molto forte, trasformandosi in un omaggio all’affetto familiare, alla memoria e ai gesti quotidiani che diventano arte. Un dettaglio che rende questa installazione non solo visibile, ma anche profondamente personale e umana.

CERCARE GLI OCCHI DEL DIAVOLO

Nel centro storico di Torino, all’angolo tra via Lascaris e via San Francesco d’Assisi, si possono notare due aperture nel marciapiede dall’aspetto decisamente insolito. A prima vista ricordano due occhi allungati e inquietanti che sembrano osservare chiunque passi sopra di loro, motivo per cui sono conosciute con il soprannome suggestivo di “Occhi del Diavolo”.

In realtà, dietro questa immagine un po’ inquietante si nasconde una funzione molto più pratica. Le fessure sarebbero state realizzate per permettere l’ingresso di luce e aria nei locali sotterranei di un palazzo storico, garantendo così ventilazione e illuminazione agli ambienti sotto il livello della strada.

Con il passare del tempo, però, la loro forma particolare ha alimentato l’immaginazione popolare, trasformandole in una piccola leggenda urbana. Secondo alcune credenze, infatti, questi “occhi” sarebbero una sorta di presenza simbolica che osserva i passanti, anche perché l’edificio a cui sono associate veniva in passato collegato a presunte logge massoniche.

Tra funzione reale e suggestione esoterica, gli “Occhi del Diavolo” restano uno di quei dettagli nascosti che contribuiscono a rendere Torino una città piena di mistero e fascino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Charlotte Trombiero
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.